di ANGELO GILARDINO (angelogilardino®aliceposta.it)
Il maestro di chitarra
che insegnava la vita
Da un film di un regista russo emerge la figura di Kamill Frautschi, un didatta delle sei corde che non disgiungeva mai gli aspetti tecnico-musicali, dalla persona nella sua integritá. E che esortava a non inquadrare un brano come qualcosa di estraneo di cui impossessarsi con lo studio, ma come qualcosa da far proprio con un gesto d'amore
Il mondo della chitarra russa -sia quella eptacorde che quella classica -è vasto, ricco, popolato da molte figure che in occidente sono tuttora ignorate. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, l'interesse degli studiosi europei e americani nei confronti della chitarra russa ha trovato un terreno aperto, e non sono mancati i frutti, quali ad esempio il ritrovamento degli Studi per chitarra di Giulio Regondi, consegnati a Matanya Ophee da una maestra russa, la quale ne teneva in casa una copia manoscritta, come nulla fosse.
Giunge ora un film, girato nel 2008 da Oleg Timofeyev e da Sabine I. Gölz. Timofeyev è uno dei più validi rappresentanti della chitarra russa in occidente e, tra le sue competenze, annovera anche la regia cinematografica. Ha inteso, con questo suo lavoro (chi ne volesse una copia in Dvd, con sottotitoli in inglese, può richiederla su Internet www.semistrunka.com/home/). rendere omaggio alla singolare figura di un chitarristadidatta russo del quale -lo confesso senza reticenze -non sapevo assolutamente nulla: Kamill Arturovich Frautschi. Infatti, il cognome Frautschi era legato, nella mia memoria, a un altro chitarrista, Alexander, morto prematuramente nel 2008, a 54 anni. Alexander -chitarrista egregio -era figlio di Kamill Arturovich (1921-1997).
La figura di Kamill Arturovich Frauchi viene disvelata dal film di Timofeyev-Gölz non soltanto come quella di un eminente maestro di chitarra, ma anche -e soprat-tutto -come quella di un sapiente che non disgiungeva mai, nel suo insegnamento, gli aspetti tecnico-musicali da quelli riguardanti la persona nella sua completezza e nella sua integrità. Molte delle sue esortazioni sono infatti riferite a uno stato in essere, a un'intelligenza e a un comportamento che potrebbero benissimo qualificare, nel modo più alto e meritevole, diverse figure artistiche e professionali: egli fu dunque un maestro nel senso lato del termine, e non è difficile cogliere, nell'espressione diretta del suo pensiero, affinità con l'insegnamento di altri illuminati, quali Krishnamurti o Gourdieff.
Il film si svolge come una rievocazione: nella Mosca di oggi, il regista rintraccia i testimoni -coloro che ebbero che fare con Kamill Arturovich, dal figlio agli allievi e agli amici -e ne riporta la parola. Non li mette in posa, li coglie nella loro quotidianità, li vuole impreparati e spontanei: parlano, infatti, come se non ci fosse la cinepresa. Slava Golikov, padre Alexandre Antonov, Evgeny Finkelstein, Antonio Gramsci (un chitarrista, beninteso), Vladimir Skubenko, Theodor Gladkov, e soprat-tutto Alexander Frautschi, il figlio, condividono non soltanto un'ammirazione devota per il grande maestro di chitarra, ma anche, e soprat-tutto, una stima sincera e un affetto profondo per l'uomo, la cui statura intellettuale ed etica doveva essere invero gigantesca. Le testimonianze sono alternate da assai meno nitidi frammenti filmati -provenienti dalle cineteche degli eredi -in cui Kamill Arturovich pacatamente espone la sua dottrina.
Non è possibile sintetizzare in poche righe la concezione didattica di Frautschi ma, cogliendo fior da fiore nel filmato, posso citare alcuni punti caratterizzanti. A un candidato allievo che gli si presenta nella convinzione di essere un chitarrista completo e rifinito, e dichiara di avere in repertorio la "Chaconne", il maestro candidamente chiede di suonargli solo la seconda metà della diciassettesima variazione, il che è sufticiente per smontare le certezze del campione che, avendo imparato con le dita l'intero pezzo, ne ignora la forma e non è in grado di isolarne un segmento. D'altra parte, Frautschi esorta a non inquadrare mai un brano come qualcosa di estraneo di cui impossessarsi con lo studio, ma come qualcosa da far proprio con un gesto d 'amore. Quindi, la dissezione analitica della costruzione e la convivenza amorevole con la musica fondano l'azione interpretativa; la tecnica di Frautschi è fondata sul piacere tattile di manipolare le corde, non sulla volontà di dominarle con un atto di imperio. La memonzzazione sensoriale del gesto è tuttavia esaltata al punto che, per spiegarne l'efficacia, il maestro rievoca la figura del padre -capo del controspionaggio sovietico poi destituito e fatto fucilare da Stalin -che, dopo aver colpito un bersaglio con un colpo di pistola, era in grado di centrarlo alla cieca, voltandogli le spalle e affidandosi alla memoria del braccio: tradurre questa performance in una lezione di chitarra era compito di una mente geniale, e il film di Timofeyev alla fine ci mostra, con una narrazione sobria e avvolgente, la figura di un grande che, nella sua dacia, insegnava l'arte della chitarra come una disciplina esemplare e valida per tutta la sfera dell'esistenza. •
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